24 gennaio

Buon compleanno,
in questo giorno che sarebbe stato il tuo primo nel mondo e il nostro primo insieme.
Cosa raccontarti di questa esistenza in cui nulla è semplice…
Bambino, oggi è il 24 gennaio, sono giorni freddi. Ancora troppo freddi per me.
La temperatura scende sotto lo zero, al mattino, quando esco con il cane, è così buio
che quasi sembra non sia ancora terminata la notte.
E’ strano passeggiare quando è così freddo.
Il rumore dell’erba quando la calpesti,  ricorda proprio quello dei passi sulla neve.
Peccato tu non possa sentirlo.
Tutto è rivestito da un sottilissimo strato di ghiaccio.
Tra poco ci saranno quelli che vengono chiamati “i giorni della merla”, un giorno ti racconterò il perché.
Pare siano i giorni più freddi dell’anno.
Ma le giornate, nonostante il freddo, sembrano essersi già un pochettino allungate.
La sera, quando esco dall’ufficio, il buio della notte non ha ancora fatto la sua comparsa.
Così quando mi avvio verso l’auto, quello che vedo è un cielo immenso blu e viola,
attraversato dai raggi del sole che lo illumina con i suoi colori caldi.
Ti piacerebbe. Piace anche a me.
In questi giorni mi sento piuttosto triste. Forse il pensiero, oggi più che mai, è a te che si rivolge.
So che non vorresti fossi triste, ma come può non esserlo una mamma.
Per quanto poco possa averti atteso, quell’attesa era tutta la speranza che avevo.
Mi sento come se un po’, la fiducia, la speranza, fossero volate via con te.
Ed il cuore, credo una bella fetta, te lo sia portato via tu.
Ma non è che non ci sia più, continua ad esistere, semplicemente altrove.  
Forse quella parte di me ora svolazza con te lassù da qualche parte, su qualche nuvola di panna.
Spero tu possa giocare con le nuvole panna.  Rotolandoci sopra e rimbalzando.
Vorrei tanto che questo sentirmi così passasse presto.
E’ doloroso, eppure cerco di non fuggire dalla tristezza, cerco di accoglierla, accettarla,
come parte della vita.
Tu sai cos’è la tristezza? Ti sei mai sentito triste? Forse non nascere ti permetterà di non sentirti mai
triste. Ma sai, non lo vorrei. Se non provassi tristezza, allora, non potresti provare neppure felicità.
E questo, davvero, non lo vorrei.
Non so dove vadano i bambini che non nascono. Non so se vadano da qualche parte veramente.
So molto bene però dove non arrivano. Non tra le braccia della mamma.
Non tra le mie.
Ora stringo il tuo ciondolo, l’Angelo che porto al collo.  Quello che se anche non posso vederti,
mi ricorda quanto tu mi sia vicino, dentro. Nel profondo.
Ieri giocavo con tua sorella all’imitazione del Signor S…ecco, questa cosa non rimpiangerla,
non è grave che tu non sappia chi sia il Signor S, ma prometto un giorno di raccontartelo.
Comunque, ieri mentre tentavo in questa pessima imitazione, tua sorella mi ha detto
“basta mamma, spaventi Eugenio”.  Ho smesso di farlo. Per non spaventarti.
Ti voglio bene.
Mamma





Pubblicato da paroleper

confusa quel tanto che basta strana quel tanto che serve ingenua quel pizzico in più che sian difetti o virtù?

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